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Studi clinici e probiotici

Studi clinici

EFFETTI DEL BIFIDOBACTERIUM BREVE SUL MICROBIOTA INTESTINALE DI BAMBINI CELIACI CHE SEGUONO UNA DIETA PRIVA DI GLUTINE: UNO STUDIO PILOTA
ANDREA QUAGLIARIELLO 1, †, IRENE ALOISIO 2, †, NICOLE BOZZI CIONCI 2, DONATA LUISELLI 1, GIUSEPPE D’AURIA 3, LLÚCIA MARTINEZ-PRIEGO 3, DAVID PÉREZ-VILLARROYA 3, TOMAŽ LANGERHOLC 4, MAŠA PRIMEC 4, DUŠANKA MIˇCETI´C-TURK 5 AND DIANA DI GIOIA 2
ABSTRACT:
Abstract: La celiachia (MC) è associata ad alterazioni della flora batterica intestinale. Sebbene diversi ceppi di Bifidobacterium abbiano già mostrato in vitro la loro attività anti-infiammatoria e di impedimento della formazione di peptidi tossici della gliadina, pochi dati sono disponibili sulla loro efficacia quando somministrati a soggetti celiaci.
Questo studio ha valutato l’effetto della somministrazione per tre mesi di un integratore alimentare a base di due ceppi di Bifidobacterium breve (B632 e BR03) nel ripristinare l’equilibrio del microbiota intestinale in bambini celiaci che seguono una dieta priva di glutine (GFD). È stato estratto il DNA microbico dalle feci di 40 bambini celiaci prima e dopo la somministrazione con probiotici o placebo, e di 16 bambini sani (gruppo di controllo). Sono stati eseguiti amplificazione e sequenziamento della regione ipervariabile V3-V4 del gene 16S dell’rRNA amplificato, e qPCR di Bidobacterium spp., Lactobacillus spp., Gruppo Bacteroides fragilis Clostridium sensu stricto e Enterobatteri. Dal confronto tra i soggetti celiaci e il gruppo di controllo è emersa un’alterazione del microbiota intestinale dei celiaci, principalmente caratterizzata da una riduzione del rapporto Firmicutes/Bacteroidetes, di Actinobacteria e Euryarchaeota. Per quanto riguarda gli effetti del probiotico, è stato riscontrato un aumento di Actinobacteria, nonché un ripristino del rapporto fisiologico Firmicutes/Bacteroidetes. Pertanto, si può concludere che tre mesi di somministrazione di ceppi di B. Breve aiutano a ripristinare il corretto equilibrio dei tanti componenti microbici.
LA SUPPLEMENTAZIONE DIETETICA CON I CEPPI PROBIOTICI STREPTOCOCCUS THERMOPHILUS FP4 E BIFIDOBACTERIUM BREVE BR03 ATTENUA I DECREMENTI DELLE PRESTAZIONI E LA TENSIONE MUSCOLARE NEI GIORNI SUCCESSIVI ALL’ESERCIZIO FISICO CHE COMPORTA DANNO MUSCOLARE
RALF JÄGER 1, MARTIN PURPURA 1, JASON D. STONE 2, STEPHANIE M. TURNER 2, ANTHONY J. ANZALONE 2, MICAH J. EIMERBRINK 2, MARCO PANE 3, ANGELA AMORUSO 3, DAVID S. ROWLANDS 4 AND JONATHAN M. OLIVER 2,
ABSTRACT:
I probiotici hanno un effetto immunomodulatore. Tuttavia, si sa poco dei potenziali effetti benefici dei probiotici sullo stato infiammatorio che segue un’intensa attività fisica. In uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, intervallato da 21 giorni di washout, 15 uomini sani e allenati in uno sport da resistenza hanno ingerito una miscela probiotica microincapsulata di Streptococcus (S.) termophilus FP4 e Bifidobacterium (B.) breve BR03 alla concentrazione di 5 miliardi di cellule vive ciascuno, o un placebo ogni giorno per tre settimane prima di un allenamento fisico che porta ad un danno muscolare (ClinicalTrials.gov NCT02520583). La forza isometrica, l’indolenzimento muscolare, la gamma e lo spettro dei movimenti, la concentrazione di Interleuchina-6 (IL-6) e di creatin-chinasi (CK) nel sangue, sono tutti i parametri che sono stati misurati da prima a dopo le 72 ore che seguono l’esercizio. L’analisi statistica è stata condotta tramite modelli misti e l’inferenza basata sulla grandezza delle differenze standardizzate. La supplementazione con probiotici ha portato ad una complessiva riduzione dei livelli di IL-6 nel sangue, mantenuta nelle 48 ore seguenti l’allenamento. Inoltre, la supplementazione con probiotici sembra essere responsabile anche dell’aumento del picco medio isometrico di torsione della muscolatura ottenuto tra le 24 e 72 ore durante il periodo di recupero seguito all’esercizio (tempo d’effetto Probiotici-Placebo ±90% CI: a 24ore, 11%±7%; a 48ore ,12%±18%; a 72ore, 8%±8%). I probiotici aumentano anche moderatamente l’angolazione del braccio a riposo nelle 24 ore (2,4%±2,0%) e nelle 48 ore (1,9%±1,9%) che seguono l’esercizio, ma gli effetti sull’indolenzimento, sull’angolazione del braccio flesso e sulla CK non sono ancora chiari. Questi dati suggeriscono che la supplementazione dietetica con i ceppi probiotici S. thermophilus FP4 e B. breve BR03 attenua i decrementi delle prestazioni e la tensione muscolare nei giorni successivi all’esercizio fisico che comporta danno muscolare.
Interazioni tra probiotici e cellule immunitarie umane. Potenziale attività antinfiammatoria del Bifidobacterium breve BR03
STEFANIA NICOLA 1*, LUCA MOGNA 1, SERENA ALLESINA 1, MICHELA BARBA 1, FRANCESCA DEIDDA 1, PAOLA LORENZINI 1, ELISABETTA RAITERI 1, GIAN P. STROZZI 2, GIOVANNI MOGNA 1,2
ABSTRACT:
La microflora intestinale umana può essere considerata un organo acquisito in fase postnatale, composto da una vasta gamma di batteri con differenti funzioni sulla salute umana. I probiotici sono microorganismi vivi e vitali che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio alla salute dell’ospite. Essi sono ampiamente utilizzati per riequilibrare la composizione del microbiota, migliorando così la funzionalità intestinale e le risposte del sistema immunitario. Tuttavia, ad oggi sono ancora pochi gli studi riguardanti l’interazione dei probiotici con il sistema immunitario. Nel presente studio è stata dimostrata la capacità del Bifidobacterium breve BR03 (DSM 16604) di indurre un significativo incremento dei linfociti T helper e delle citochine Th2 (IL-10 e IL-4). Questo ceppo ha evidenziato pertanto una forte proprietà antinfiammatoria, attraverso lo spostamento del rapporto Th1/Th2 verso una risposta di tipo Th2, rendendolo potenzialmente benefico nelle sindromi da intestino irritabile.
Valutazione in vitro dell’attività inibitoria di specifici batteri probiotici contro ceppi differenti di Escherichia coli.
Mogna L 1, Del Piano M, Deidda F, Nicola S, Soattini L, Debiaggi R, Sforza F, Strozzi G, Mogna G
ABSTRACT:
CONTESTO:
I lattobacilli e i bifidobatteri sono spesso associati ad effetti benefici per la salute. Questi microrganismi vitali, definiti probiotici, sono comunemente consumati all’interno di cibi fermentati, come yogurt e latte fermentato, o come integratori alimentari. L’Escherichia coli è un batterio Gram-negativo a forma di bastoncello, che si trova comunemente nell’intestino degli animali a sangue caldo. Come parte della normale flora intestinale, questo microrganismo colonizza il tratto intestinale di esseri umani ed animali entro poche ore dalla nascita. Tutti i ceppi di E. coli possono produrre ammine biogene responsabili di intossicazioni sistemiche e potenzialmente dannose. L’E. coli enteroemorragico sierotipo O157:H7 è un ceppo patogeno diarrogenico con un plasmide altamente virulento pO157 in grado di produrre tossine di Shiga.
METODI:
Lo scopo del presente studio è stato quello di determinare l’attività inibente di ceppi probiotici contro sierotipi differenti di E. coli, compreso l’E. coli O157:H7 (CQ9485). In particolare, è stata valutata l’attività inibente antagonista di 4 ceppi di Bifidobacterium (Probiotical SpA, Italia) e di 16 batteri lattici, più specificamente 14 della specie Lactobacillus e 2 della specie Streptococcus, contro biotipi selezionati di E. coli (ATCC 8739, ATCC 10536, ATCC 35218, e ATCC 25922). È stato inoltre testato il sierotipo diarrogenico O157:H7.
RISULTATI:
I dati sperimenti hanno evidenziato un significativo effetto inibitorio di 6 ceppi di Lactobacillus, in particolare L. rhamnosus LR04, L. rhamnosus LR06, L. plantarum LP01, L. plantarum LP02, L. pentosus LPS01, e L. delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01, e di 2 ceppi di Bifidobacterium, B. breve BR03 and B. breve B632. La capacità inibente si è dimostrata leggermente diversa tra i ceppi analizzati. L. delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01 ha mostrato la maggiore attività inibente sull’E. coli O157:H7.
CONCLUSIONI:
La maggior parte dei probiotici studiati è in grado di antagonizzare la crescita dei 5 ceppi di E. coli presi in considerazione, incluso il biotipo O157:H7, ben conosciuti per la loro capacità di produrre un’ampia varietà di ammine biogene considerate responsabili di pericolose intossicazioni sistemiche.
Quantificazione di acido folico nelle feci umane dopo la somministrazione di ceppi probiotici di Bifidobacterium.
Strozzi GP 1, Mogna L.
ABSTRACT:
CONTESTO:
L’acido folico, o vitamina B9, è coinvolto nella corretta regolazione della replicazione del DNA, nella sintesi di purine e deossitimide (dTMP), nella conversione dell’omocisteina in metionina, nel catabolismo dell’istidina e nel corretto differenziamento del tubo neurale durante l’organogenesi fetale. L’acido folico da fonti alimentari è quasi completamente assorbito dall’intestino tenue, in particolare dal digiuno, e non raggiunge l’intestino crasso. La somministrazione di ceppi probiotici in grado di sintetizzare folati ex novo, e di rilasciarli nello spazio extracellulare, può fornire una costante fonte endogena aggiuntiva di questa importante vitamina nel lume intestinale dell’uomo.
METODI:
È stato condotto uno studio pilota che ha coinvolto 23 volontari sani per valutare la capacità di 3 ceppi probiotici (B. adolescentis DSM 18350, B. adolescentis DSM 18352, e B. pseudocatenulatum DSM 18353) di produrre folati nell’intestino umano. I volontari sono stati suddivisi in modo casuale in 3 gruppi, ad ognuno dei quali è stato assegnato il trattamento con uno specifico ceppo probiotico (5 x 10(9) unità formanti colonia/giorno). L’efficacia dei ceppi è stata valutata in seguito alla determinazione della concentrazione di folato nelle feci evacuate entro 48 ore prima e dopo la somministrazione di probiotici. Parallelamente all’analisi dei folati, è stata eseguita la conta dei microrganismi appartenenti al genere Bifidobacterium.
RISULTATI:
L’assunzione dei ceppi probiotici ha determinato un aumento significativo della concentrazione di acido folico nelle feci di tutti i gruppi trattati. L’analisi dei bifidobatteri nelle feci ha confermato la capacità di tutti i ceppi, specialmente del B. adolescentis DSM 18352, di colonizzare l’ambiente intestinale.
CONCLUSIONI:
La dimostrata capacità dei microrganismi probiotici B. adolescentis DSM 18350, B. adolescentis DSM 18352, e B. pseudocatenulatum DSM 18353 di sintetizzare e rilasciare folati nell’ambiente intestinale umano può fornire una fonte endogena complementare e costante di tali molecole, utili in particolare per l’omeostasi degli enterociti della mucosa del colon.
Un prodotto vaginale a rilascio graduale di Lactobacillus fermentum LF10 e Lactobacillus acidophilus LA02 può essere utile nella prevenzione di vulvovaginiti da candida ricorrenti? Uno studio clinico.
Murina F 1, Graziottin A, Vicariotto F, De Seta F.
ABSTRACT:
OBIETTIVO:
Valutare l’efficacia di 2 ceppi specifici, Lactobacillus fermentum LF10 (DSM 19187) e Lactobacillus acidophilus LA02 (DSM 21717), in compresse effervescenti a rilascio graduale, in pazienti affette da vulvovaginiti da candida ricorrenti.
PROGETTAZIONE DELLO STUDIO:
Lo studio clinico ha coinvolto 58 donne con diagnosi di vulvovaginite da candida ricorrente (≥4 episodi confermati da coltura in un periodo di 12 mesi). Durante la prima settimana di trattamento, a tutte le pazienti sono stati somministrati 200 mg di fluconazolo, a giorni alterni per 3 giorni. In seguito, alle pazienti è stato somministrato un nuovo prodotto in compresse vaginali a rilascio graduale, contenente 0,4 miliardi di cellule vitali di L. fermentum LF10 e 0,4 L. acidophilus LA02 (prima fase del periodo di profilassi), a giorni alterni per 10 notti consecutive. Le pazienti prive di sintomi hanno poi assunto 1 compressa vaginale ogni settimana per le successive 10 settimane (seconda fase del periodo di profilassi). Le pazienti senza sintomi per tutta la durata della fase di osservazione (7 mesi) sono state considerate positive al trattamento.
RISULTATI:
Durante la seconda fase del periodo di profilassi, della durata di 10 settimane, 49 pazienti su 57 (86,0%) non hanno presentato ricorrenza clinica, mentre in 8 di esse (14,0%) è stata riscontrata una VVC sintomatica. Durante i successivi 7 mesi, 42 pazienti su 49 (85,7%) non presentavano nessun sintomo alla fine del protocollo, 7 donne (14,3%) hanno mostrato una ricorrenza clinica. In totale, 42 donne sulle 58 coinvolte nello studio (72,4%) non hanno avuto ricorrenza clinica durante i 7 mesi di osservazione.
CONCLUSIONI:
Il presente studio rafforza le prove in supporto dell’utilizzo di specifici lattobacilli in grado di formare e mantenere un biofilm vaginale utile ad ostacolare la persistenza di infezioni provocate da Candida.
Efficacia dell’associazione di 2 ceppi probiotici in un prodotto vaginale a rilascio graduale in donne affette da vulvovaginiti da candida: uno studio pilota.
Vicariotto F 1, Del Piano M, Mogna L, Mogna G.
ABSTRACT:
CONTESTO:
La vulvovaginite da candida (VVC) è la seconda causa più comune di vaginiti, dopo la vaginosi batterica, e viene diagnosticata in oltre il 40% delle donne che lamentano disturbi vaginali presso le strutture di cura sanitaria di base. Tra i lieviti del genere Candida, la Candida albicans è l’agente infettivo più comune. Il trattamento più comune per le VVC senza complicazioni è ottenuto tramite dose singola o terapia a breve termine in più del 90% dei casi. Esistono diversi medicinali topici o orali, ma non vi sono prove della maggiore efficacia di un metodo di somministrazione rispetto ad un altro. In ogni caso, i più comuni trattamenti non sono in grado di offrire una protezione significativa contro le possibili recidive. Negli ultimi anni, i probiotici stanno emergendo come nuova strategia per combattere la VVC. Essi sono infatti ben noti per la loro capacità di abbassare il pH intravaginale, stabilendo così un effetto barriera contro diversi tipi di lieviti. Alcuni ceppi sono anche in grado di esercitare una ulteriore e più oculata attività di contrasto mediata da specifiche molecole come il perossido di idrogeno e le batteriocine. Ad esempio, il Lactobacillus fermentum LF5 (CNCM I-789) è stato testato con successo in 4 test clinici umani che hanno coinvolto un totale di 340 donne con diagnosi di VVC al momento dell’inizio dello studio. In ogni caso, la modalità di rilascio dei probiotici all’interno dell’ambiente vaginale rappresenta un punto cruciale. Lo scopo del presente studio è stato quello di selezionare uno o più ceppi probiotici in vitro con attività antagonistica a quella dei lieviti Candida e, in seguito, di eseguire uno studio pilota umano in vivo usando un’associazione dei batteri più favorevoli e attivi.
METODI:
A questo scopo, sono stati selezionati 2 ceppi probiotici (Probiotical S.p.A, Italia) sulla base della loro forte attività inibitoria in vitro nei confronti di 4 specie di Candida (C. albicans, C. glabrata, C. parapsilosis, e C. krusei), e successivamente testati in uno studio clinico pilota che ha coinvolto 30 donne con una diagnosi di VVC. I probiotici usati, L. fermentum LF10 (DSM 19187) e L. acidophilus LA02 (DSM 21717), sono stati somministrati tramite compresse vaginali effervescenti a rilascio graduale (prodotto ActiCand 30). Il fine principale era quello di osservare la creazione e mantenimento di una barriera contro i lieviti del genere Candida nelle donne che soffrono di VVC. Trenta soggetti femminili con una diagnosi di VVC sia da esame microscopico che microbiologico sono state coinvolte nello studio ed è stato loro chiesto di applicare una compressa vaginale al giorno per 7 notte consecutive, seguite da 1 compressa ogni 3 notti per altre 3 settimane (fase acuta) e infine 1 compressa a settimana per il mantenimento di una colonizzazione vaginale a lungo termine contro eventuali recidive. Ogni paziente è stata sottoposta a esame medico al momento dell’inizio del test (d₀), al termine delle prime 4 settimane di trattamento (d₂₈), e alla fine del secondo mese di prevenzione da recidiva (d₅₆). L’esame visivo e al microscopio è stato sempre accompagnato da analisi microbiologica di tamponi vaginali per stabilire la presenza di Candida. È stata poi condotta un’analisi statistica tra le fasi d₂₈, e d₅₆, e d0, e tra d₅₆ e d₂₈ per quantificare l’efficacia contro possibili ricadute.
RISULTATI:
La somministrazione del prodotto ActiCand 30 ha risolto in modo significativo i sintomi da lievito Candida dopo 28 giorni in 26 pazienti su 30 (corrispondenti all’86,6%, P<0.001). Alla fine del secondo mese, sono state segnalate recidive, sebbene non particolarmente serie, in solo 3 pazienti su 26 (11,5%, P=0,083), che sono risultate però completamente guarite alla fine del primo mese di trattamento. Questa è un’ulteriore conferma dell’effetto barriera a lungo termine esercitata dal prodotto.
CONCLUSIONI:
La VVC ha un’incidenza molto alta: tra il 70% e il 75% delle donne ne soffrono almeno una volta durante la vita. Esistono molti trattamenti al momento, ma nonostante un’efficacia relativamente alta nel sollievo dai sintomi tipicamente associati alla fase infettiva acuta, essi sono generalmente incapaci di offrire una barriera protettiva a lungo-termine contro possibili ricorrenze. Il presente studio ha dimostrato la capacità di ActiCand 30 non solo di guarire le infezioni da Candida in un’alta percentuale di donne, ma anche di esercitare una difesa fisiologica a lungo termine grazie alla sua colonizzazione del microbiota vaginale e all’adesione della mucosa alle cellule epiteliali. La speciale formula di ActiCand 30, che consiste in compresse vaginali effervescenti a rilascio graduale, è in grado di veicolare due tipi di effetto barriera, il primo costituito dalla creazione di un ambiente anaerobico in seguito al rilascio di CO₂ e il secondo garantito dalla colonizzazione e adesione all’epitelio vaginale dei 2 probiotici L. fermentum LF10 e L. acidophilus LA02.
Efficacia dei due microrganismi Lactobacillus fermentum LF15 e Lactobacillus plantarum LP01, in compresse vaginali a rilascio graduale, in donne affette da vaginosi batterica: uno studio pilota.
Vicariotto F 1, Mogna L, Del Piano M.
ABSTRACT:
CONTESTO:
La vaginosi batterica (BV) è la più comune causa di perdite vaginali anomale nelle donne in età fertile e uno dei suoi principali agenti causali è il batterio gram-variabile Gardnerella vaginalis. La vaginosi batterica non è accompagnata da una significativa infiammazione locale, ma il test delle ammine risulta sempre positivo in caso di infezione. La vaginite aerobica, invece, è prevalentemente associata alla presenza di Escherichia coli, ma sono coinvolti anche lo Streptococcus agalactiae e lo Staphylococcus aureus. Il trattamento standard della vaginosi batterica consiste in antibiotici intravaginali, sebbene essi siano incapaci di ripristinare spontaneamente la normale flora caratterizzata da un’alta concentrazione di lattobacilli. La principale limitazione di tale terapia consiste nel non riuscire ad offrire una barriera difensiva a lungo-termine, facilitando così le ricadute e le ricorrenze. Il presente studio è stato intrapreso primariamente per valutare in vitro la capacità inibente di specifici lattobacilli contro Gardnerella vaginalis ed Escherichia coli, identificandone così un possibile uso nel trattamento delle vaginiti aerobiche. Successivamente, i ceppi probiotici con maggiore attività inibente sono stati impiegati in uno studio clinico pilota condotto su donne affette da vaginosi batterica.
MATERIALI E METODI:
A questo scopo, sono stati impiegati i surnatanti neutralizzati dei singoli lattobacilli in concentrazioni comprese tra lo 0,5% ed il 4% per valutare la loro capacità di inibire la crescita di G. vaginalis (ATCC 10231). Il microrganismo che ha evidenziato l’inibizione maggiore è stato quindi successivamente impiegato in combinazione con il Lactobacillus plantarum LP01 in uno studio pilota su esseri umani, controllato con placebo, che ha coinvolto 34 soggetti di sesso femminile (età compresa tra 18 e 50, media 34,7 ± 8,9, nessuna donna in menopausa) con diagnosi di BV. I 2 microorganismi L. fermentum LF15 (DSM 26955) e L. plantarum LP01 (LMG P-21021) sono stati veicolati in vagina per mezzo di compresse vaginali a rilascio graduale, contenenti inoltre 50 mg di gomma di tara. La concentrazione impiegata per ogni ceppo è stata di 400 milioni di cellule vive per dose. Alle donne è stato chiesto di applicare una compressa vaginale una volta al giorno per 7 giorni consecutivi, in seguito 1 compressa ogni 3 notti per un ulteriore trattamento di 3 settimane (fase acuta) e, infine, 1 compressa a settimana per mantenere una colonizzazione vaginale a lungo termine contro eventuali recidive. Un esame clinico è stato effettuato e il punteggio Nugent è stato quantificato per ogni paziente all’inizio dello studio (d0), dopo 28 giorni (d28), e alla fine del secondo mese di prevenzione dalle ricadute (d56). È stato infine effettuato un confronto statistico tra d28, d56 o, e d0, e tra d56 e d28 per valutare l’efficacia contro eventuali recidive.
RISULTATI:
Il L. fermentum LF15 ha mostrato in vitro la più forte attività inibitoria nei confronti della G. vaginalis (ATCC 10231) dopo 24 e 48 ore. Nello studio clinico pilota, i 2 lattobacilli selezionati, cioè L. fermentum LF15 e L. plantarum LP01, hanno ridotto significativamente il punteggio Nugent al di sotto della soglia di 7 dopo 28 giorni in 22 pazienti su 24 nel gruppo attivo (91,7 %, p < 0,001). Otto donne (33,3 %) hanno registrato un punteggio Nugent tra 4 e 6, prova di una situazione intermedia, mentre il restante 14 (58,3 %) ha registrato un punteggio < 4, che suggerisce dunque un ripristino del microbiota vaginale fisiologico. Alla fine del secondo mese, solo 4 donne hanno registrato un punteggio Nugent > 7, definibile come BV (16,7 %, P = 0,065 rispetto d28). Nel gruppo placebo, non è stata registrata alcuna differenza significativa.
CONCLUSIONI:
La vaginosi batterica è la causa più comune di infezione vaginale nelle donne in età fertile. Inoltre, essa è spesso asintomatica in quanto circa il 50% delle donne con questa patologia non presenta nessun sintomo e il tasso di occorrenza nelle donne apparentemente sane è circa del 10%. Questo studio evidenzia la capacità dei ceppi L. fermentum LF15 e L. plantarum LP01 di contrastare infezioni acute da Gardnerella in modo efficace e migliorare significativamente i sintomi correlati in una percentuale molto elevata di donne. Ciò può essere parzialmente attribuito alla presenza della gomma di tara, che è in grado di creare una barriera meccanica contro la Gardnerella sulla superficie della mucosa vaginale come meccanismo primario. Inoltre, l’integrazione dei due lattobacilli nella flora batterica vaginale e la loro adesione alle cellule epiteliali della mucosa stabilirebbe una protezione fisiologica a lungo termine. Alla luce della ulteriore attività inibitoria in vitro contro E. coli, il loro potenziale impiego in AV risulta pertanto promettente.
Capacità dei due microrganismi Bifidobacterium breve B632 e Bifidobacterium breve BR03 di colonizzare il microbiota intestinale dei bambini.
Mogna L 1, Del Piano M, Mogna G.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
Il numero totale di batteri presenti nella flora intestinale di un neonato è molto inferiore alla media riscontrata negli adulti, e questa differenza è direttamente proporzionale al peso corporeo e all’età. Si potrebbe supporre che sono necessarie un numero inferiore di cellule probiotiche vitali per conseguire una colonizzazione intestinale significativa nei neonati e nei bambini. Questo studio ha valutato la capacità di Bifidobacterium breve B632 (DSM 24706) e Bifidobacterium breve BR03 (DSM 16604), 2 ceppi in grado di inibire in modo rilevante alcuni batteri gram-negativi in vitro, di integrarsi nel microbiota intestinale dei bambini.
MATERIALI E METODI:
A dieci bambini sani di età media 5,7 ± 2,6 è stata somministrata una sospensione oleosa contenente B. breve B632 e B. breve BR03 per 21 giorni consecutivi. La dose giornaliera è stata di 100 milioni di cellule vitali di ogni ceppo. I campioni fecali sono stati raccolti e analizzati all’inizio (d0) e alla fine dello studio (d21). Il numero totale di bifidobatteri fecali e coliformi è stato quantificato tramite conta su piastra microbiologica.
RISULTATI:
Un rilevante aumento nel totale dei bifidobatteri fecali (8,99-9,47 log10 CFU / g, P = 0,042) e una diminuzione parallela dei coliformi totali (8,60-7,93 log10 CFU / g, P = 0,048) è stata registrata dopo 21 giorni di supplementazione.
CONCLUSIONI:
Una sospensione oleosa è un modo efficace per fornire probiotici ai bambini. Nel presente studio, una concentrazione di cellule vitali inferiore è stata sufficiente a mediare questo effetto alla luce del fatto che la flora intestinale dei bambini ospita una quantità notevolmente inferiore di batteri totali rispetto agli adulti. Oltre alla colonizzazione intestinale nei bambini sani, B. breve B632 e B. breve BR03 sono stati in grado di diminuire la concentrazione fecale di coliformi, sostenendo quindi il loro potenziale uso specifico nei bambini affetti coliche.
Efficacia di un’associazione di estratto di cranberry disidratato, D-mannosio, e dei due microorganismi Lactobacillus plantarum LP01 e Lactobacillus paracasei LPC09 in donne affette da cistite: uno studio pilota.
Vicariotto F.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
Le infezioni del tratto urinario (UTI) sono l’ infezione batterica più comune nelle donne. Nella maggior parte dei casi, le infezioni del tratto urinario consistono in una cistite acuta non complicata causata da Escherichia coli (86%). Questo studio è stato intrapreso per valutare l’efficacia di un’associazione di estratto di cranberry disidratato, D-mannosio, un complesso gelificante composto da esopolisaccaridi prodotti dallo Streptococcus thermophilus ST10 (DSM 25246) e gomma di tara, nonché i 2 microrganismi Lactobacillus plantarum LP01 (LMG P-21021) e Lactobacillus paracasei LPC09 (DSM 24243) in donne affette da cistite acuta non complicata.
MATERIALI E METODI:
Trentatré donne in premenopausa, non gravide e con diagnosi di cistite non complicata acuta sono state arruolate in uno studio prospettico pilota e hanno portato a termine il protocollo di trattamento. Ai soggetti è stato chiesto di assumere 2 dosi al giorno durante il primo mese, e poi di continuare con 1 bustina al giorno fino al sessantesimo giorno. Nitriti e esterasi leucocitaria sono stati utilizzati come indicatori di cistite, tramite analisi effettuata all’arruolamento, dopo 30 e 60 giorni, e dopo 1 mese di follow-up. Ai tipici sintomi di infezione del tratto urinario, cioè disuria, minzione frequente, urgenza nell’urinare, dolore soprapubico e ematuria sono stati assegnati punteggi da 0 a 3 e valutati ad ogni visita.
RISULTATI:
Sono stati riscontrati risultati positivi alla presenza di nitriti e leucociti esterasi in 14 e 20 soggetti rispettivamente dopo 30 giorni e in 9 e 14 donne dopo 60 giorni, (p <0,001). Alla fine del periodo di follow-up, i risultati positivi per i nitriti e esterasi leucocitaria sono stati registrati in solo 4 e 3 soggetti su 24 e 19 rispettivamente (16,7%, P = 0,103; 15,8%, P = 0,325), con esito negativo dopo 60 giorni. I sintomi tipici della cistite, cioè disuria, minzione frequente, urgenza, e dolore soprapubico sono stati anch’essi significativamente migliorati. Nessuna differenza rilevante è stata registrate nell’incidenza e gravità dell’ematuria ad ogni visita.
CONCLUSIONE:
Lo studio ha suggerito la capacità a lungo termine dell’associazione di cranberry, D-mannosio, un innovativo complesso gelificante, e dei 2 microrganismi testati di migliorare significativamente i sintomi di disagio segnalati dalle donne con cistite acuta.
Supplementazione di bifidobatteri: effetti sul profilo lipidico del plasma nei bambini dislipidemici.
Guardamagna O1, Amaretti A2, Puddu PE3, Raimondi S2, Abello F4, Cagliero P4, Rossi M2.
ABSTRACT:
OBIETTIVO:
Indagini precliniche supportano l’uso dei probiotici nel trattamento dell’ipercolesterolemia, ma l’evidenza clinica è spesso contrastante. Lo scopo di questo studio è di valutare gli effetti di una formulazione probiotica contenente tre ceppi Bifidobacterium sui profili lipidici nei bambini affetti da dislipidemia primaria. METODI: Trentotto bambini con dislipidemia, di età 10,8 ± 2,1 anni, sono stati arruolati in uno studio randomizzato, in doppio cieco, cross-over, controllato con placebo. Dopo una dieta di 4 settimane per il periodo di run-in, i bambini hanno ricevuto probiotici (B. animalis sottospecie lactis MB 2409, B. bifidum MB 109B, e B. longum sottospecie longum BL04) o placebo per 3 mesi. Dopo 1 mese di wash-out, i trattamenti sono stati invertiti. Un dietista ha eseguito una valutazione rigorosa della dieta (conforme alla dieta STEP I) per quanto riguarda gli acidi grassi saturi e colesterolo, e ha inoltre esaminato il diario alimentare settimanale ad ogni visita. RISULTATI: Il profilo lipidico basale era (media ± SD): colesterolo totale (TC) 222,8 ± 23,2 mg / dL, colesterolo ad alta densità di HDL (HDL-C), 55,8 ± 12,2 mg / dl, trigliceridi (TG) 99,0 ± 61,7 mg / dL, e colesterolo a bassa densità di lipoproteine (LDL-C) 147,2 ± 21,9 mg / dL. Dopo 3 mesi di trattamento probiotico, il profilo lipidico è stato: TC 211,9 ± 27,3 mg / dL, HDL-C 60,7 ± 14,2 mg / dL, TG 79,5 ± 34,5 mg / dL e colesterolo LDL 135,3 ± 24,2 mg / dL. Rispetto al placebo, i probiotici riducono il TC del 3,4% (p = 0,02) e di LDL-C del 3,8% (P = 0,001). Nessun cambiamento significativo nella dieta è avvenuto durante lo studio e non sono stati osservati effetti negativi rilevanti. CONCLUSIONI: Il trattamento con una formulazione probiotica di Bifidobacterium è stato ben tollerato e si è rivelato utile in combinazione con il controllo della dieta. I bambini affetti da dislipidemia hanno beneficiato di questo approccio, anche se i risultati devono essere confermati da ulteriori studi. Copyright © 2014 Elsevier Inc. Tutti i diritti riservati.
Coltivazione e pirosequenziamento della microflora fecale in centenari e in soggetti giovani.
Drago L 1, Toscano M, Rodighiero V, De Vecchi E, Mogna G.
ABSTRACT:
OBIETTIVO:
Lo scopo di questo studio è caratterizzare la composizione del microbiota intestinale nei centenari sani rispetto agli adulti più giovani, considerando sia gli aspetti quantitativi che qualitativi della struttura del microbiota intestinale.
CONTESTO:
Il microbiota intestinale svolge un ruolo essenziale per la salute umana. Verso l’età anziana, il suo equilibrio è influenzato da profondi cambiamenti fisiologici. Gli individui più longevi (età> 90 anni) hanno caratteristiche insolite, che differiscono da quelle degli anziani più giovani, per cui essi dovrebbero essere considerati separatamente quando si analizzano le caratteristiche legate all’età. Tuttavia, essi sono stati inclusi in pochi studi e sono stati di solito raggruppati con gli anziani più giovani.
STUDIO:
È stato analizzato Il microbiota intestinale di 14 centenari e di 10 adulti più giovani. Sono stati enumerati i batteri coltivabili appartenenti ai seguenti gruppi: enterobacteriaceae, Enterococcus, Staphylococcus, Lactobacillus, Bifidobacterium, Clostridium, Bacteroides, e lievito. Lattobacilli e bifidobatteri sono stati ulteriormente caratterizzati a livello di specie da pirosequenziamento.
RISULTATI:
Nei centenari, si è osservata una riduzione della quantità di enterobatteri, bifidobatteri, e Bacteroides e un aumento dei clostridi in senso stretto (P <0.05). Il numero di specie di Lactobacillus e Bifidobacterium isolate nei centenari e negli adulti più giovani è simile. La composizione della sottopopolazione Bifidobacterium risulta invece molto diversa tra i due gruppi. La presenza di Bifidobacterium longum nell’intestino sembra essere una caratteristica particolare dei centenari. È interessante notare che solo 1 ceppo di B. longum è stato isolato da ogni soggetto centenario.
CONCLUSIONI:
La flora intestinale dei centenari ha delle caratteristiche particolari che differiscono sia dagli adulti più giovani che dagli anziani più giovani. Ulteriori studi dovranno aiutare a capire se il microbiota intestinale può influenzare l’aspettativa di vita e se la somministrazione di batteri probiotici può contribuire a prolungare la longevità della vita umana.
Selenium and zinc internalized by Lactobacillus buchneri Lb26 (DSM 16341) and Bifidobacterium lactis Bb1 (DSM 17850): improved bioavailability using a new biological approach.
Mogna L 1, Nicola S, Pane M, Lorenzini P, Strozzi G, Mogna G.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
Minerals, often referred to as micronutrients, are one of the 5 fundamental groups of nutrients needed to sustain life. Micronutrient malnutrition affects >50% of the worldwide population. In particular, zinc (Zn) deficiency is considered an emerging public health problem in India and in other developing countries. Selenium (Se) is another trace mineral essential for humans and animals. Dietary Se exists primarily as selenomethionine and selenocysteine. In addition, Se may be present in its inorganic form (selenite) in some vegetables. To increase the daily intake of these minerals, numerous food supplements containing different inorganic and organic forms of Zn or Se are commercially available. At any rate, it is quite well known that inorganic salts have a very low bioavailability. Organic salts, commonly based on gluconate, orotate, citrate, or other molecules, are characterized by a higher systemic effect. The innovative opportunity of using certain species of probiotics enriched with the 2 minerals could represent an interesting alternative to these preparations. Diet integration with bacteria able to internalize Zn and Se may embody a new application of probiotics.
METHODS:
To overcome the difficulties of in vivo animal or human trials, in this work a cell culture model using Caco-2 cells in bicameral chambers (Transwell system) was developed and validated to quantify the bioavailability of some commercial forms of Se and Zn compared with the organic forms accumulated intracellularly by Lactobacillus buchneri Lb26 (DSM 16341) and Bifidobacterium lactis Bb1 (DSM 17850), respectively.
RESULTS:
The experimental data collected demonstrated a significantly higher bioavailability of Se and Zn internalized by L. buchneri Lb26 (DSM 16341) and B. lactis Bb1 (DSM 17850), respectively, compared with the inorganic and even organic forms tested. In particular, the Se accumulated at the intracellular level by L. buchneri Lb26 proved to be 5.9, 9.4, and 65 times more absorbable than sodium selenite, seleno-L-methionine, and seleno-L-cysteine, respectively. In contrast, Zn internalized by B. lactis Bb1 showed an absorption that was >16 times higher by Caco-2 cells compared with zinc gluconate and a 31.5 times higher absorption compared with zinc sulfate. Most notably, Se and Zn internalized by the 2 probiotics studied are the only forms able to reach the Transwell basolateral compartment at a concentration higher than the concentration found in the apical compartment, therefore suggesting a considerably higher in vivo ability to be absorbed into the bloodstream. Both organic and inorganic forms of Se and Zn were predominantly found in the apical compartment, thus demonstrating their poor ability to diffuse into the cell and become bioavailable in all subcellular areas.
CONCLUSIONS:
The opportunity of delivering minerals in a highly bioavailable form by means of a probiotic bacterium has not been deeply investigated to date. This is the first study reporting quantitative data on the bioavailability and percentage of absorption of minerals internalized by specific probiotics. The most noticeable aspect is the significantly higher absorption of both probiotic Se and Zn compared with their organic forms, with particular reference to seleno-L-methionine, seleno-L-cysteine, and zinc gluconate.
Allergen free probiotics
Mogna G 1, Strozzi GP, Mogna L.
ABSTRACT:
Food sensitivities are constantly increasing in "westernized" countries and may pose serious health risks to sensitized individuals. Severe allergy episodes have also been reported after the intake of probiotic products containing milk protein residues, especially in children. The need for safe and effective probiotic strains and food supplements, which contain them, is now emerging clearly. The present work describes the way of achieving this aim by the avoidance of any kind of raw materials at risk, both in probiotic strain industrial manufacturing and finished product formulation. Allergen-free probiotics represent, without any doubt, an innovative and safe tool for human health.
Una nuova possibilità di prevenire le malattie invernali con la somministrazione di formulazioni simbiotiche.
Pregliasco F 1, Anselmi G, Fonte L, Giussani F, Schieppati S, Soletti L.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
The efficacy of probiotics is currently well documented with regard to the improvement of gastrointestinal functions, whereas their potential role in the prevention of infectious respiratory diseases has not been sufficiently analyzed. PURPOSE OF THE STUDY AND METHODS: A 3-stage prospective, randomized, double blind, placebo-controlled study was carried out with several synbiotic preparations containing 3 to 5 strains of Lactobacillus plantarum, Lactobacillus rhamnosus, and Bifidobacterium lactis, lactoferrin and prebiotics such as either FOS (short-chain fructooligosaccharides) or GOS (galactooligosaccharides). The study was performed over 3 different winter seasons between 2003 and 2007, and was aimed at assessing the ability of the different preparations to improve intestinal functions and to increase the body’s defences against respiratory infections. In 2003/04 (stage 1; 237 healthy volunteers) an active formulation (A) containing 3 probiotic strains and FOS was used versus placebo; in 2005/06 (stage 2; 234 healthy volunteers) the same formulation versus a similar preparation enriched with lactoferrin (B), and versus placebo; in 2006/07 (stage 3; 250 healthy volunteers), 2 new synbiotic formulations each containing 5 probiotics and FOS (C) or GOS (D), respectively, versus placebo.
RESULTS:
In stage 1, bowel functions improved (P=0.004) in terms of reduced bloating and more regular intestinal motility. The length of acute respiratory infection episodes considered as a whole (-0.97 d; P=0.007) and upper respiratory tract infections (URTIs, -1.96 d; P=0.044) were significantly decreased in the synbiotic group. The severity of episodes recorded a statistically significant drop in both episodes considered as a whole (3.21 average score vs. 3.98 in the placebo group, P<0.001) and in URTI (2.56 vs. 3.82; P=0.004) and flu classes (3.80 vs. 4.67, P=0.001). In stage 2, improvement of bowel functions was statistically significant (P=0.005) in synbiotic preparation A. A statistically significant reduction in the number of respiratory tract infections episodes was noted with both the two active formulations (P=0.002 in group A and P=0.003 in group B). The duration of episodes considered as a whole (-1.12 d in one of the 2 active formulation groups; P=0.005), URTIs (-2.08 d in group A; P=0.036) and influenza-like illness episodes (-1.40 d in group A; P=0.049) was significantly decreased in the synbiotic group. A reduction trend in cold episodes was also recorded. The severity of episodes recorded a statistically significant drop in episodes considered as a whole (-0.73 in group A, P=0.003; -0.65 in group B, P=0.004) and in the case of flu (-1.25 in group A, P<0.001; -1.18 in group B, P<0.001). In stage 3, the improvement of bowel functions was confirmed for both active formulations (P<0.001). A significant decrease in the total length of respiratory episodes (-1.51 d; P<0.001 in the group C and -1.39 d; P<0.001 in the group D) and in the length of cough (-3.08 d; P<0.001 in group C; -2.83 d; P<0.001 in group D), cold (-1.02 d; P=0.019 in group C; -1.32 d; P=0.001 in group D) and flu episodes was reported. The severity of episodes recorded a statistically significant drop in regard to episodes considered as a whole, the cold and flu classes in both groups and for cough too in group C. The number of episodes also dropped considerably in terms of overall episodes, cold (group C) and flu.
CONCLUSIONS:
These results demonstrate that a regular, long-term intake of various synbiotics may improve health by reducing the incidence and severity of respiratory diseases during the cold season.
Characterization of Bifidobacterium spp. strains for the treatment of enteric disorders in newborns.
Aloisio I 1, Santini C, Biavati B, Dinelli G, Cencič A, Chingwaru W, Mogna L, Di Gioia D.
ABSTRACT:
Several studies support the use of probiotics for the treatment of minor gastrointestinal problems in infants. Positive effects on newborn colics have been evidenced after administration of Lactobacillus strains, whereas no studies have been reported regarding the use of bifidobacteria for this purpose. This work was therefore aimed at the characterization of Bifidobacterium strains capable of inhibiting the growth of pathogens typical of the infant gastrointestinal tract and of coliforms isolated from colic newborns. Among the 46 Bifidobacterium strains considered, 16 showed high antimicrobial activity against potential pathogens; these strains were further characterized from a taxonomic point of view, for the presence and transferability of antibiotic resistances, for citotoxic effects and adhesion to nontumorigenic gut epithelium cell lines. Moreover, their ability to stimulate gut health by increasing the metabolic activity and the immune response of epithelial cells was also studied. The examination of all these features allowed to identify three Bifidobacterium breve strains and a Bifidobacterium longum subsp. longum strain as potential probiotics for the treatments of enteric disorders in newborns such as infantile colics. A validation clinical trial involving the selected strains is being planned.
Cholesterol-lowering probiotics: in vitro selection and in vivo testing of bifidobacteria.
Bordoni A 1, Amaretti A, Leonardi A, Boschetti E, Danesi F, Matteuzzi D, Roncaglia L, Raimondi S, Rossi M.
ABSTRACT:
Thirty-four strains of bifidobacteria belonging to Bifidobacterium adolescentis, Bifidobacterium animalis, Bifidobacterium bifidum, Bifidobacterium breve, Bifidobacterium longum, and Bifidobacterium pseu-docatenulatum were assayed in vitro for the ability to assimilate cholesterol and for bile salt hydrolase (BSH) against glycocholic and taurodeoxycholic acids (GCA and TDCA). Cholesterol assimilation was peculiar characteristic of two strains belonging to the species B. bifidum (B. bifidum MB 107 and B. bifidum MB 109), which removed 81 and 50 mg of cholesterol per gram of biomass, being the median of specific cholesterol absorption by bifidobacteria 19 mg/g. Significant differences in BSH activities were not established among bifidobacterial species. However, the screening resulted in the selection of promising strains able to efficiently deconjugate GCA and TDCA. No relationship was recognized between BSH phenotype and the extent of cholesterol assimilation. On the basis of cholesterol assimilation or BSHGCA and BSHTDCA activities, B. bifidum MB 109 (DSMZ 23731), B. breve MB 113 (DSMZ 23732), and B. animalis subsp. lactis MB 2409 (DSMZ 23733) were combined in a probiotic mixture to be fed to hypercholesterolemic rats. The administration of this probiotic formulation resulted in a significant reduction of total cholesterol and low-density cholesterol (LDL-C), whereas it did not affect high-density cholesterol (HDL-C) and HDL-C/LDL-C ratio.
L’USO DEI PROBIOTICI NEL TRATTAMENTO DELLA STITICHEZZA NEGLI ANZIANI
M. Del Piano *, F. Montino*, S. Carmagnola*, A. Anderloni*, M. Orsello*, E. Garello*, F. Sforza**, M. Ballare* * Gastroenterology Independent Operating Unit, Hospital “Maggiore della Carità”, Novara. ** Nursing Home “I Cedri”, Fara Novarese.
L’uso di probiotici in volontari sani con disturbi di evacuazione e feci dure: uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo.
Del Piano M 1, Carmagnola S, Anderloni A, Andorno S, Ballarè M, Balzarini M, Montino F, Orsello M, Pagliarulo M, Sartori M, Tari R, Sforza F, Capurso L.
ABSTRACT:
CONTESTO:
Disturbi dell’evacuazione e feci dure sono frequenti nei paesi industrializzati, e colpiscono in media tra 12% e il 17% della popolazione adulta sana di qualsiasi età. Una supplementazione dietetica con microrganismi probiotici può risultare utile nella riduzione di tali disturbi.
METODI:
Abbiamo condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo per valutare l’efficacia di due diverse formulazioni di probiotici: Lactobacillus plantarum LP01 (LMG P-21021) e Bifidobacterium breve BR03 (DSM 16604) o Bifidobacterium lactis BS01 (LMG P-21384), nel trattamento dei disturbi dell’evacuazione e dei disturbi intestinali. In un periodo di 5 anni (2003-2008), lo studio ha coinvolto 300 volontari sani (151 maschi e 149 femmine, di età 24-71 anni) con disturbi dell’evacuazione e feci dure. In particolare, i soggetti sono stati divisi in 3 gruppi: 80 soggetti del gruppo A hanno ricevuto un placebo, 110 soggetti del gruppo B hanno ricevuto una miscela di L. plantarum LP01 e B. breve BR03 (2,5 x 10 unità formanti colonie / giorno per ogni di ogni ceppo), e 110 soggetti del gruppo C hanno ricevuto B. animalis subsp. lactis BS01 (5 x 10 unità formanti colonia/giorno) per 30 giorni. All’inizio dello studio osservazionale, lo stato di salute dei volontari è stato valutato tramite un esame addominale completo, in laboratorio e a ultrasuoni. L’esame fisico è stato ripetuto dopo 15 e 30 giorni. In particolare, i principali problemi tipicamente associati a disturbi dell’evacuazione e feci dure e anche il gonfiore addominale sono stati considerati come parametri di interesse. I criteri di esclusione sono stati malattie gastrointestinali e assunzione di antibiotici.
RISULTATI:
I soggetti trattati con la miscela di probiotici L. plantarum LP01 e B. breve BR03 o B. animalis subsp. lactis BS01 hanno riportato un miglioramento significativo nel numero di movimenti intestinali settimanali e nei principali problemi connessi con l’evacuazione, in particolare per consistenza delle feci e facilità di espulsione. Nei gruppi che hanno ricevuto probiotici sono stati inoltre riscontrati significativi miglioramenti di disagi come gonfiore addominale e prurito, bruciore e dolore anale.
CONCLUSIONI:
L’assunzione di una quantità efficace della miscela di L. plantarum LP01 e B. breve BR03 o B. animalis subsp. lactis BS01 per 30 giorni è in grado di alleviare significativamente disturbi dell’evacuazione e feci dure, fornendo così un utile strumento per la gestione di tale condizione, che è particolarmente diffusa nei paesi industrializzati in soggetti di qualsiasi età.
Correlazione tra il trattamento cronico con inibitori della pompa protonica e proliferazione batterica nello stomaco: esiste un possibile ruolo benefico per lattobacilli selezionati?
Del Piano M 1, Pagliarulo M, Tari R, Carmagnola S, Balzarini M, Lorenzini P, Pane M.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
L’inibizione della secrezione acida gastrica fisiologica indotta da inibitori della pompa protonica (PPI), i farmaci più utilizzati al mondo, può avere come effetto collaterale una significativa crescita batterica nel tratto gastrointestinale. Questo studio è stato intrapreso in primo luogo per mettere in correlazione l’assunzione di PPI con una concentrazione di specifici gruppi di batteri nello stomaco e una possibile infezione da Helicobacter pylori, e in secondo luogo per valutare l’efficacia di 4 lattobacilli L. rhamnosus LR06 (DSM 21981), L. pentosus LPS01 (DSM 21980), L. plantarum LP01 (LMG P-21021), e L. delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01 (DSM 22106) nel ripristino della barriera gastrica.
METODI:
Sono stati quantificati i batteri totali, i batteri solfito-riduttori (SRB), i coliformi totali e i lattobacilli totali nei campioni di succo gastrico di 29 soggetti che assumevano PPI da almeno 3 mesi in confronto ai 36 soggetti del gruppo di controllo. È stata valutata anche la presenza di H. pylori. Sono quindi stati selezionati i soggetti trattati con PPI con una concentrazione di batteri totali nel succo gastrico superiore 10 (5) cellule / ml per uno studio di intervento con i 4 lattobacilli L. rhamnosus LR06, L . pentosus LPS01, L. plantarum LP01, e L. delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01. Dopo 15 giorni di supplementazione, sono stati quantificati gli stessi gruppi batterici per confrontare tali valori con la linea di base.
RISULTATI:
Non è stata trovata nessuna correlazione significativa tra la presenza di H. pylori e l’assunzione di PPI. La quantificazione di base dei gruppi batterici (log10 CFU / ml di succo gastrico, PPI vs gruppo di controllo) ha evidenziato: batteri totali 8.35 contro 3.95 (P <0.001); coliformi totali 4.98 contro 2.35 (P <0.001); SRB 5.71 contro 2.28 (P = 0.065); e lattobacilli totali 3.85 contro 2.20 (P = 0.005). Dopo 15 giorni di trattamento con i 4 lattobacilli, la quantificazione dei gruppi batterici ha dato i seguenti risultati: batteri totali 7.91 contro 8.35 al tempo zero (P = 0.002); coliformi totali 4.21 contro 4.98 al tempo zero (p <0.001); SRB 4.94 contro 5.71 al basale (P = 0.060); e lattobacilli totali 7.20 contro 3.85 al basale (P = 0.040).
CONCLUSIONI:
Una significativa compromissione di acidità intragastrica è sufficiente per indurre una proliferazione batterica rilevante, con particolare riferimento alle specie SRB e coliformi totali. Questa evenienza può contribuire ad un aumento del rischio di infezioni e malattie intestinali. Ripristinare la fisiologica "barriera gastrica” potrebbe pertanto essere cruciale. La somministrazione dei 4 lattobacilli per 2 settimane è risultata efficace nel ridurre significativamente i batteri coliformi totali nell’ambiente gastrico dei soggetti trattati cronicamente con PPI. È quindi possibile ipotizzare un ruolo benefico per tali lattobacilli nella pratica clinica.
Is microencapsulation the future of probiotic preparations? The increased efficacy of gastro-protected probiotics.
Del Piano M 1, Carmagnola S, Ballarè M, Sartori M, Orsello M, Balzarini M, Pagliarulo M, Tari R, Anderloni A, Strozzi GP, Mogna L, Sforza F, Capurso L.
ABSTRACT:
In a recent publication we assessed the kinetics of intestinal colonization by microencapsulated probiotic bacteria in comparison with the same strains given in an uncoated form. It's well known, in fact, that microencapsulation of probiotics with specific materials is able to confer a significant resistance to gastric juice, thus protecting the cells during the gastric and duodenal transit and enhancing the probiotic efficacy of any supplementation. In any case, this was the first study reporting the fecal amounts of probiotics administered in a coated, protected form compared with traditional, uncoated ones. Here we discuss additional in vitro data of resistance of the same bacteria to gastric juice, human bile and pancreatic secretion and correlate them with the results of in vivo gut colonization.
Probiotici e diarrea cronica negli anziani
A. Dezi*, S. Carmagnola**, M. Ballarè**, M. Orsello**, M. Del Piano**, L. Capurso* * Gastroenterology Department, San Filippo Neri Hospital, Rome; ** Gastroenterology Department, Maggiore della Carità Hospital, Novara
Diet and chronic constipation. Benefits of oral supplementation with symbiotic zir fos (Bifidobacterium longum W11 + FOS Actilight).
Amenta M 1, Cascio MT, Di Fiore P, Venturini I.
ABSTRACT:
BACKGROUND AND AIM:
Constipation is one of the most common disorders in Western countries and it is known that dietary factors such as a low fiber diet and low caloric intake are associated with this condition. Weight loss can disrupt the intestinal ecosystem resulting in intestinal dysbiosis that worsens constipation. The aim of this study was to evaluate the effects of treatment with symbiotic zir fos (Bifidobacterium longum W11 + FOS Actilight) on chronic constipation in patients undergoing a weight loss diet.
METHODS:
Our evaluation included the recording of age, gender, weight, height, BMI, physical activity, constipation, diet, therapy compliance and laxative supplies. A hypocaloric diet (1,200/1,400 cal.) was prescribed to all patients, and they were submitted to a physical activity program and received 1 bag of symbiotic zir fos per day for the entire duration of the study. Patients' follow-up was available for up to 60 days.
RESULTS:
Two hundred and ninety seven patients (79.4% women and 18.2% men, mean age 32.2) were included in the study. The mean baseline BMI was 33.4 +/- 5.6 (range 22.8-56.3 Kg). The improvement of constipation turned out to be associated to age (p < 0.01). Patients with a mean age of 35 +/- 12 showed an improvement of constipation. BMI values were not significantly different among the groups of patients with improved, worsened or unchanged constipation. No significative difference was observed among groups due to physical activity. At the follow-up, after 20 days from the beginning of the study, patients that assumed at least 17/20 of the zir fos bags showed a greater improvement of constipation (p < 0.01) than the remaining patients who assumed less than 17/20 of the zir fos bags or that didn't assumed any at all. Patients that assumed laxatives (at least once a week) showedn to be more frequently associated with a worsening of constipation (p < 0.001). Diet compliance does not seem to influence the course of constipation.
CONCLUSION:
Our data demonstrate the utility of symbiotics in improving constipation during hypocaloric diet in the treatment of obesity.
Effect of a symbiotic preparation on the clinical manifestations of irritable bowel syndrome, constipation-variant. Results of an open, uncontrolled multicenter study.
Colecchia A 1, Vestito A, La Rocca A, Pasqui F, Nikiforaki A, Festi D; Symbiotic Study Group.
ABSTRACT:
AIM:
Irritable bowel syndrome (IBS) is frequently associated with an imbalance in intestinal bacteria. To date, few studies have evaluated the efficacy and safety of probiotic administration in patients with constipation-variant IBS. A new agent recently available in clinical practice is a symbiotic consisting of a probiotic, Bifidobacterium longum W11, and the short chain oligosaccharide prebiotic Fos Actilight. The aim of this study was to evaluate the efficacy and safety of this symbiotic in patients with constipation-variant IBS.
METHODS:
A total of 636 patients (250 men, 386 women) diagnosed with constipation-type IBS according to the Roma II criteria were enrolled in 43 centers and received the symbiotic at a dose of 3 g/die for at least 36 days. A validated questionnaire investigating symptoms and stool frequency was administered before and after treatment.
RESULTS:
Based on patient responses to visual scale items, frequency increased significantly after treatment in the ''no symptom'' class from 3% to 26.7% for bloating and from 8.4% to 44.1% for abdominal pain (P<0.0001). In the more severe symptoms classes (moderate-severe), symptom frequency dropped significantly from 62.9% to 9.6% and from 38.8% to 4.1% for bloating and abdominal pain, respectively. Stool frequency significantly increased from 2.9+/-1.6 times/week to 4.1+/-1.6 times/ week.
CONCLUSION:
The study product can increase stool frequency in patients with constipation-variant IBS and reduce abdominal pain and bloating in those with moderate-severe symptoms.
Cambiamento della flora fecale e efficacia del L. salivarius LS01 in adulti con dermatite atopica.
Drago L 1, Toscano M, De Vecchi E, Piconi S, Iemoli E.
ABSTRACT:
OBIETTIVO:
Valutare in vitro la stimolazione di citochine da parte di 3 ceppi di Lactobacillus salivarius e determinare i cambiamenti nella microflora intestinale e i miglioramenti clinici in adulti con dermatite atopica, in seguito a supplementazione con il ceppo probiotico dalle migliori caratteristiche immunomodulanti.
CONTESTO:
La dermatite atopica è una comune malattia della pelle nei bambini e negli adulti. Essa è caratterizzata da infiammazione cronica, eczema, e aumento della permeabilità intestinale. Diversi studi hanno dimostrato che i pazienti con dermatite atopica presentano alcune alterazioni nella composizione della flora intestinale; di conseguenza, si ritiene che la microflora intestinale possa avere un ruolo centrale in questa malattia.
METODI:
Sono stati reclutati trentotto pazienti di età compresa tra 18-46 anni con dermatite atopica da moderata a severa. I soggetti sono stati randomizzati in due gruppi in uno studio controllato con placebo in doppio cieco; il primo gruppo ha ricevuto un trattamento attivo con L. salivarius LS01 (n = 19), il secondo un placebo (n = 19). La produzione di citochine è stata determinata mediante specifici test immuno-enzimatici. I batteri fecali sono stati quantificati con le comuni tecniche di coltura, mentre il L. salivarius LS01 è stato identificato con la reazione a catena della polimerasi e elettroforesi su gel a campo pulsato.
RISULTATI:
Il L. salivarius LS01 ha evidenziato le migliori caratteristiche immunomodulatorie ed è stato scelto per la seconda fase dello studio. I soggetti con dermatite atopica hanno mostrato una riduzione del loro punteggio SCORAD dopo il trattamento probiotico e una diminuzione significativa di stafilococchi fecali rispetto al gruppo placebo. Inoltre, il L. salivarius LS01 ha mostrato la capacità di ridurre la produzione di citochine Th2, mantenendo la produzione di citochine Th1 stabili.
CONCLUSIONI:
Il trattamento con il ceppo L. salivarius LS01 sembra modificare positivamente lo stato clinico e immunologico e la qualità della vita dermatologica in un gruppo di adulti affetti da dermatite atopica da moderata a severa, portando a un riequilibrio del microbiota intestinale alterato.
Risultati preliminari sugli effetti clinici del ceppo probiotico Lactobacillus salivarius LS01 in bambini affetti da dermatite atopica.
Niccoli AA 1, Artesi AL, Candio F, Ceccarelli S, Cozzali R, Ferraro L, Fiumana D, Mencacci M, Morlupo M, Pazzelli P, Rossi L, Toscano M, Drago L.
ABSTRACT:
OBIETTIVI:
L’obiettivo di questo studio era di valutare l’efficacia clinica dell’assunzione del Lactobacillus salivarius LS01 (DSM 22775) per il trattamento della dermatite atopica nei bambini.
BACKGROUND:
La dermatite atopica è una malattia della pelle cronica recidivante infiammatoria e pruriginosa con eziopatologia multifattoriale. Alcuni dati suggeriscono che i probiotici possano migliorare la dermatite atopica modulando il sistema immunitario e la composizione della flora intestinale.
STUDIO:
Un totale di 43 pazienti di età compresa tra 0 e 11 anni sono stati arruolati nello studio (percentuale M/F = 1: 1) e trattati con il ceppo probiotico L. salivarius LS01. L’efficacia clinica del trattamento probiotico è stato valutato sulla base dell’indice di prurito e dall’indice SCORAD oggettivo/ SCORAD.
RISULTATI:
I pazienti che hanno ricevuto il trattamento probiotico hanno evidenziato un miglioramento significativo dei parametri clinici (valori SCORAD e prurito) rispetto al basale. La riduzione nello SCORAD e nell’indice prurito osservata dopo 4 settimane di trattamento è continuata anche dopo la cessazione della supplementazione di probiotici.
CONCLUSIONI:
Il L. salivarius LS01 sembra essere in grado di migliorare la qualità della vita dei bambini affetti da dermatite atopica e, di conseguenza, può avere una promettente applicazione clinica e nella ricerca.
Trattamento di eczema da dermatite atopica con un’alta concentrazione di Lactobacillus salivarius LS01 associato ad un innovativo complesso gelificante: uno studio pilota su adulti.
Drago L 1, De Vecchi E, Toscano M, Vassena C, Altomare G, Pigatto P.
ABSTRACT:
OBIETTIVI:
Valutare l’efficacia di un preparato contenente un’alta concentrazione di Lactobacillus salivarius unitamente al complesso gelificante formato da Streptococcus thermophilus ST10 e gomma di tara nel trattamento della dermatite atopica.
CONTESTO:
Studi precedenti hanno dimostrato un miglioramento dei sintomi della dermatite atopica dopo la somministrazione del ceppo probiotico L. salivarius LS01 e del complesso gelificante S. thermophilus ST10 e gomma di tara in grado di aderire al muco intestinale e migliorare la funzione di barriera.
STUDIO:
È stato condotto uno studio pilota prospettico per valutare come l’associazione di S. thermophilus ST10 e gomma di tara potrebbe migliorare l’efficacia di L. salivarius LS01 somministrato a dosi elevate agli adulti con dermatite atopica. Venticinque pazienti sono stati inclusi nello studio: 13 sono stati trattati per 1 mese con la formulazione attiva, mentre 12 hanno costituito il gruppo placebo. Il punteggio indice per la Dermatite Atopica è stato determinato prima e dopo la somministrazione di probiotici. Sono stati inoltre raccolti campioni fecali per valutare le variazioni nella conta batterica di Staphylococcus aureus e Clostridia.
RISULTATI:
Un miglioramento significativo dell’indice SCORAD è stato osservato nel gruppo probiotico dopo 1 mese di trattamento, mentre nessun cambiamento significativo si è verificato nei pazienti trattati con placebo. Una leggera diminuzione dello S. aureus fecale è stata osservata nei pazienti trattati con probiotici.
CONCLUSIONI:
I dati ottenuti in questo studio suggeriscono un ruolo potenziale per il L. salivarius LS01 nel trattamento della dermatite atopica. L’aggiunta di gomma di tara e S. thermophilus ST10 sembra migliorare l’efficacia complessiva del ceppo probiotico, in particolare la diminuzione del tempo necessario per l’insorgenza di effetti positivi. Sono auspicabili ulteriori studi per indagare l’attività di questa preparazione.
Il potenziale innovativo di Lactobacillus rhamnosus LR06, Lactobacillus pentosus LPS01, Lactobacillus plantarum LP01, e Lactobacillus delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01 nel ripristinare l’ "effetto barriera gastrica" in pazienti cronicamente trattati con PPI: uno studio pilota.
Del Piano M 1, Anderloni A, Balzarini M, Ballarè M, Carmagnola S, Montino F, Orsello M, Pagliarulo M, Tari R, Soattini L, Sforza F, Mogna L, Mogna G.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
La sindrome da reflusso gastroesofageo è una patologia molto diffusa. In Europa, si stima che siano circa 175 milioni di persone a soffrire di questa malattia e ad assumere cronicamente farmaci per aumentare il pH gastrico. Gli inibitori della pompa protonica (PPI) quali omeprazolo, lansoprazolo ed esomeprazolo sono la tipologia di farmaco più utilizzato a questo scopo. Tuttavia, l’inibizione della normale secrezione acida gastrica ha importanti effetti collaterali, e la principale è una maggiore proliferazione batterica nello stomaco e nel duodeno, con una concentrazione di > 10⁵ cellule vitali / ml. Come principale conseguenza di questo, molti batteri nocivi o patogeni presenti in alcuni alimenti potrebbero sopravvivere al transito gastrico e colonizzare lo stomaco stesso, il duodeno, o l’intestino, dove potrebbero creare infezioni acute e persino croniche, con conseguenze inevitabili per la salute dell’ospite. In altre parole, l’effetto "barriera gastrica" ​​risulta fortemente ridotto o addirittura arrestato. Ad oggi, non esistono delle vere e proprie strategie per affrontare questo problema diffuso, anche se ancora relativamente poco conosciuto. Lo scopo di questo studio è confermare la proliferazione batterica gastrica nei consumatori PPI a lungo termine e di valutare l’efficacia di alcuni batteri probiotici, appartenenti ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium, nella riduzione della proliferazione batterica gastrica e duodenale, e nel parziale ripristino dell’effetto barriera gastrica contro i batteri patogeni di origine alimentare.
METODI:
A questo scopo, i probiotici con una forte attività inibitoria dimostrata su batteri gram-negativi, come Escherichia coli, sono stati testati in uno studio clinico che ha coinvolto 30 soggetti trattati con PPI per un periodo da 3 a 12 mesi consecutivi (a breve termine) o >12 mesi consecutivi (a lungo termine). Sono stati coinvolti altri 10 soggetti che non assumevano PPI e usati come gruppo di controllo rappresentante la popolazione generale sana. Quattro probiotici selezionati di Probiotical SpA (Novara, Italia), ovvero Lactobacillus rhamnosus LR06 (DSM 21981), Lactobacillus pentosus LPS01 (DSM 21980), Lactobacillus plantarum LP01 (LMG P-21021), e Lactobacillus delbrueckii subsp. delbrueckii LDD01 (DSM 22106) sono stati somministrati per 10 giorni ai 10 soggetti trattati con inibitori della pompa protonica per >12 mesi (gruppo B). Nella formulazione è stata inclusa anche N-acetilcisteina (60mg), alla luce dei suoi ben noti effetti meccanici sui biofilm batterici. Una gastroscopia è stata eseguita in tutti i gruppi (A, B, C, e D) all’inizio dello studio (d0) e dopo 10 giorni (d10) solo nel gruppo B; cioè, alla fine della somministrazione con probiotici. È stato quantificato il totale in cellule vitali e Lactobacillus totali nel succo gastrico a da biopsia per brushing duodenale in tutti i soggetti. I risultati sono stati confrontati tra tutti i gruppi e i soggetti di controllo (gruppo D) per confermare la proliferazione batterica. È stato effettuato anche un confronto tra d0 e d10 nel gruppo B per quantificare l’efficacia dei 4 probiotici somministrati per 10 giorni. Sono stati raccolti campioni fecali da tutti i gruppi a d0, compresi i soggetti non trattati con inibitori della pompa protonica, e nel gruppo B solo a d10. In tutti i campioni fecali sono state quantificate le classi batteriche specifiche, vale a dire enterococchi, coliformi totali, E. coli, muffe, lieviti.
RISULTATI:
I risultati raccolti hanno confermato una forte proliferazione batterica in stomaco e duodeno delle persone trattate con PPI rispetto ai soggetti con una normale acidità intragastrica. Vale anche la pena notare che la conta delle cellule batteriche in soggetti che hanno subito un trattamento a lungo termine con PPI risultano maggiori rispetto ai risultati ottenuti dai soggetti che assumono questi farmaci da 3 a 12 mesi. L’assunzione di 4 specifici ceppi probiotici con attività antagonista marcata verso 5 biotipi di E. coli, compreso il ceppo enteroemorragico O157:H7, ed una quantità efficace di N-acetilcisteina (NAC) è stata in grado di ridurre significativamente la proliferazione batterica nei soggetti trattati con PPI a lungo termine. Il totale dei lattobacilli ha rappresentato la maggiore percentuale di conta batterica, dimostrando così la capacità di tali batteri di colonizzare stomaco e duodeno, almeno temporaneamente, e quindi ripristinare l’effetto di barriera gastrica. Nei soggetti trattati con PPI (gruppo B) è stata registrata una diminuzione significativa di enterococchi fecali, coliformi totali, E. coli, muffe, lieviti dopo somministrazione con probiotici (d10) rispetto al basale (d0). Questa è un’ulteriore conferma dell’effetto barriera esercitato a livello dello stomaco.
CONCLUSIONI:
I PPI sono i farmaci ampiamente venduti e utilizzati in tutto il mondo. Tuttavia, l’uso cronico di questi farmaci espone il soggetto al rischio di infezioni di origine alimentare poiché la maggior parte dei patogeni è in grado di sopravvivere al transito gastrico grazie alla neutralizzazione della fisiologica acidità gastrica da parte dei PPI.
Probiotici nel trattamento della sindrome da intestino irritabile.
Saggioro A.
ABSTRACT:
La Sindrome da intestino irritabile (IBS) può essere diagnosticata sulla base della presenza di sintomi, secondo i criteri di Roma II. Alcuni studi hanno dimostrato che una fermentazione anormale nel colon può essere un fattore importante nello sviluppo dei sintomi in alcuni pazienti con IBS. 70 pazienti (31 maschi, 39 femmine), con età media 40 anni (26-64 anni) con IBS diagnosticata secondo i criteri di Roma II, sono stati arruolati nello studio in seguito ad un consenso informato. I pazienti sono stati destinati in modo casuale a ricevere per 4 settimane il preparato attivo contenente Lactobacillus plantarum LP 01 e Bifidobacterium breve BR 03, o Lactobacillus plantarum LP 01 e Lactobacillus acidophilus LA 02, a concentrazioni di 5 x 10 (9) CFU / g o un placebo in polvere contenente un amido identico al prodotto in esame. Per valutare l’efficacia del trattamento, sono stati considerati due diversi punteggi. Il punteggio del dolore nelle diverse aree addominali dopo il trattamento è diminuito nei gruppi probiotici A e B del 42% e 49% contro il 25% (P <0.05) nel gruppo placebo dopo 14 giorni, e del 45% e 49% contro il 29.5% (P <0.001) del gruppo placebo dopo 28 giorni. Il punteggio della gravità dei sintomi caratteristici della IBD è significativamente diminuito nei gruppi probiotici A e B rispetto al gruppo placebo, dopo 14 giorni, del 49.3% e del 55.6% contro l’8% (P <0.001), e questi dati sono stati confermati dopo 28 giorni (56% e 55.6% contro 14.4% P <0.001). In conclusione, la terapia a breve termine con Lactobacillus plantarum LP 01 e Bifidobacterium breve BR 03 o Lactobacillus plantarum LP 01 e Lactobacillus acidophilus LA 02 può essere considerata un promettente approccio per la cura della sindrome da intestino irritabile.
Multi strain symbiotic preparations as a Novel Adjuvant Approach to Allergic Rhinitis
Valutazione della capacità di un composto gelificante a base di gomma di tara e esopolisaccaridi prodotti dal microorganismo Streptococcus thermophilus ST10 di ripristinare prospetticamente la barriera intestinale fisiologica: uno studio pilota.
Del Piano M 1, Balzarini M, Carmagnola S, Pagliarulo M, Tari R, Nicola S, Deidda F, Pane M.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
La permeabilità intestinale consiste in una maggiore capacità di assorbimento da parte della parete intestinale. È noto che un rivestimento intestinale alterato o una parete intestinale danneggiata possono derivare da dieta non equilibrata, parassiti, infezioni, o farmaci, e che questo permette a sostanze come tossine, microbi, cibo non digerito di passare attraverso tale parete. Come naturale conseguenza, ciò spinge il corpo ad avviare una reazione immunitaria che porta a condizioni di salute potenzialmente gravi. Per migliorare, almeno temporaneamente, la barriera intestinale fisiologica possono essere utilizzate strategie differenti. È stato suggerito l’uso di specifici microrganismi benefici, come lattobacilli e bifidobatteri, come modo innovativo di contrastare un livello inappropriato di permeabilità intestinale. L’associazione di batteri con specifici agenti gelificanti, come le gomme, può rappresentare una valida strategia, poiché queste molecole sono in grado di formare gel idrofili che si distribuiscono uniformemente sulla superficie intestinale interna. Questo studio pilota è stato intrapreso per valutare lo stato di permeabilità intestinale in soggetti trattati con un complesso gelificante, composto da un’associazione di gomma di tara e del microrganismo Streptococcus thermophilus ST10 (DSM 25246), in grado di produrre esopolisaccaridi (EPSs).
METODI:
Venticinque soggetti sani sono stati arruolati in questo studio pilota doppio cieco, controllato con placebo (età compresa tra 21 e 57 anni, con media 37.7 ± 11.2). I soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: il gruppo A (13 soggetti) ha ricevuto una formulazione attiva contenente 250 mg di gomma di tara e 1 miliardo di cellule vitali di S. thermophilus ST10, e il gruppo B (12 soggetti) ha ricevuto una formulazione placebo. A tutti i soggetti partecipanti allo studio è stato chiesto di assumere 1 dose al giorno per 30 giorni consecutivi. La presenza e la concentrazione di esopolisaccaridi (EPSs) nelle feci è stata determinata al tempo 0 (d0), dopo 30 giorni di trattamento (d30), e alla fine del periodo di follow-up di due settimane (d45). La composizione monosaccaridica degli EPSS è stata utilizzata per quantificare l’eventuale contributo della gomma di tara alla quantità di polisaccaridi rilevati nel materiale fecale. La permeabilità intestinale è stata valutata sia mediante il rapporto lattitolo / mannitolo (permeabilità intestino tenue), sia tramite la concentrazione di sucralosio (permeabilità del colon) in campioni di urina. È stato effettuato un confronto statistico tra la concentrazione di EPSS, il rapporto lattulosio / mannitolo, e la quantità di sucralosio escreto nei 2 gruppi a d0, d30, e d45.
RISULTATI:
Nel gruppo attivo, la somministrazione con S. thermophilus ST10 e gomma di tara è stata in grado di aumentare in modo significativo la concentrazione fecale di EPSs rispetto al placebo (da 0.169 mg / g per 0.633 mg / g dopo 30 d, P <0.001). È stata registrata una diminuzione interessante della permeabilità intestinale, sia dell’intestino tenue che del colon. Nel gruppo attivo, il rapporto L/M è diminuito da 0.021 a 0.014 e 0.015 dopo 30 e 45 giorni, rispettivamente (p = 0.045 e p = 0.033 rispetto al placebo). La concentrazione di sucralosio è diminuita da 35.8 mg a 27.9 mg e 29.1 mg (P = 0.038 e P = 0.026 rispetto al placebo), rispettivamente alla fine del periodo di integrazione e dopo il follow-up. Nessuna differenza significativa è stata registrata nel placebo dopo 30 giorni o al termine del follow-up.
CONCLUSIONI:
L’associazione di EPSs prodotta da S. thermophilus ST10 e gomma di tara sembra in grado di migliorare in modo significativo la barriera funzionale intestinale in soggetti sani. Uno studio più ampio su soggetti che presentano un’alterata permeabilità intestinale potrebbe essere utile in futuro per confermare i risultati positivi di questo studio pilota. In ogni caso, i nostri risultati sono coerenti con il parallelo aumento della concentrazione di esopolisaccaridi nel materiale fecale, suggerendo così l’effettiva capacità del ceppo usato per secernere EPSs nel lume intestinale. Un approccio innovativo di questo tipo può essere utile per aiutare a ripristinare la barriera fisiologica mediante un’azione meramente naturale e meccanica
Confronto della cinetica di colonizzazione intestinale di una miscela di 5 batteri probiotici assunti sia in forma microincapsulata che in forma tradizionale non rivestita.
Piano MD 1, Carmagnola S, Ballarè M, Balzarini M, Montino F, Pagliarulo M, Anderloni A, Orsello M, Tari R, Sforza F, Mogna L, Mogna G.
ABSTRACT:
CONTESTO:
Le scoperte benefiche riguardanti i probiotici stanno aumentando giorno dopo giorno. Tuttavia, uno dei parametri più importanti in grado di influenzare significativamente il valore di un microrganismo probiotico è la sua sopravvivenza durante il transito attraverso lo stomaco e duodeno. Esistono varie tecniche che mirano a migliorare questo parametro, ma la microincapsulazione delle cellule batteriche rimane uno dei più importanti. Un recente studio ha valutato la cinetica di colonizzazione intestinale da parte di una miscela di 2 ceppi probiotici, sia in forma microincapsulata che in forma tradizionale non rivestita.
METODI:
È stato condotto uno studio doppio-cieco, randomizzato con cross-over per valutare le cinetiche di colonizzazione intestinale di una miscela di 5 microrganismi probiotici microincapsulati e degli stessi ceppi in forma non rivestita. Lo studio (dicembre 2007 - gennaio 2009) ha coinvolto 53 volontari sani. In particolare, i soggetti sono stati divisi in 2 gruppi: il gruppo A (27 soggetti) ha ricevuto un mix di ceppi probiotici Probiotical SpA (Novara, Italia) composto da Lactobacillus acidophilus LA02 (DSM 21717), Lactobacillus rhamnosus LR04 (DSM 16605), L. rhamnosus GG, o LGG (ATCC 53103), L. rhamnosus LR06 (DSM 21981), e Bifidobacterium lactis BS01 (LMG P-21384) in forma non rivestita, mentre il gruppo B (26 soggetti) ha ricevuto gli stessi ceppi microincapsulati con un materiale gastroprotetto. I ceppi non rivestiti sono stati somministrati per dosaggi pari a 5 × 10⁹ ufc/ ceppo / giorno (per un totale di 25 × 10⁹ ufc / giorno) per 21 giorni, mentre i batteri microincapsulati sono stati somministrati con dosaggio 1 × 10⁹ ufc / ceppo / giorno (per un totale di 5 × 10⁹ ufc / giorno) per 21 giorni. Alla fine del primo periodo di somministrazione con probiotici, è stata inclusa nello studio una fase di wash-out di 3 settimane. Alla fine del periodo di wash-out, i gruppi hanno invertito il trattamento; il gruppo A ha cioè ricevuto i batteri microincapsulati, e il gruppo B i batteri non rivestiti. Le quantità di ciascun ceppo somministrato erano le stesse del trattamento precedente. È stata effettuata una valutazione quantitativa della colonizzazione intestinale da parte dei probiotici, sia microincapsulati che non rivestiti, esaminando campioni fecali all’inizio dello studio (tempo 0), dopo 10 giorni e dopo 21 giorni di ciascun periodo di trattamento. In particolare, sono stati quantificati lattobacilli fecali totali, lattobacilli eterofermentanti e bifidobatteri totali in ogni punto di controllo. È stata poi effettuata un’analisi genomica su un numero adeguato di colonie per quantificare i singoli ceppi di L. rhamnosus tra i lattobacilli eterofermentanti.
RISULTATI:
Al termine di ciascun periodo di somministrazione, è stato registrato un aumento statisticamente significativo nella quantità fecale dei lattobacilli totali, dei lattobacilli eterofermentanti e dei bifidobatteri totali in entrambi i gruppi rispetto al d₀ o d₄₂ (gruppo A: P = 0.0002, P = 0.0001, e P < 0.0001 a d₂₁, P = 0.0060, P = 0.0069, e P <0.0001 a d₆₃ rispettivamente per lattobacilli totali, lattobacilli eterofermentanti e bifidobatteri; gruppo B: P = 0.0002, p = 0.0006, e P <0.0001 a d₂₁, P = 0.0015, P = 0.0016, e P <0.0001 a d₆₃ rispettivamente per lattobacilli totali, lattobacilli eterofermentanti e bifidobatteri), a conferma della capacità di ciascun ceppo presente nella miscela di colonizzare l’intestino umano, sia in forma gastroprotetta che in forma liofilizzata tradizionale. Al contrario, i soggetti trattati con probiotici microincapsulati hanno riportato una cinetica di colonizzazione intestinale del tutto paragonabile al gruppo trattato con i probiotici non rivestiti ma ad un dosaggio 5 volte superiore.
CONCLUSIONI:
La tecnica di microincapsulazione utilizzata in questo studio è un valido approccio mirato a migliorare significativamente la sopravvivenza dei ceppi durante il transito gastroduodenale, migliorando così il loro valore probiotico e permettendo l’utilizzo di una quantità di 5 volte inferiore.
Valutazione della colonizzazione intestinale da batteri probiotici microincapsulati a confronto con gli stessi ceppi non rivestiti.
Del Piano M 1, Carmagnola S, Andorno S, Pagliarulo M, Tari R, Mogna L, Strozzi GP, Sforza F, Capurso L.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
I risultati benefici concernenti i probiotici stanno aumentando di giorno in giorno. Tuttavia, uno dei parametri più importanti che influenza l’attività di un microrganismo probiotico è la sua sopravvivenza durante il transito gastroduodenale. Alcune tecniche di microincapsulazione potrebbero essere utilizzate per migliorare questo parametro.
METODI:
Un confronto tra la colonizzazione intestinale da parte dei batteri microincapsulati e gli stessi ceppi non microincapsulati è stato condotto all’interno di uno studio in doppio cieco, randomizzato con cross-over. Lo studio (da aprile a luglio 2005) ha coinvolto 44 volontari sani. In particolare, i partecipanti sono stati divisi in 2 gruppi: il gruppo A (21 partecipanti) ha ricevuto un mix di ceppi probiotici Lactobacillus plantarum LP01 (LMG P-21021) e Bifidobacterium breve BR03 (DSM 16604) in una forma non rivestita, il gruppo B (23 partecipanti) ha ricevuto gli stessi ceppi microincapsulati con un materiale gastroresistente. I ceppi non microincapsulati sono stati somministrati a 5 x 10 (9) unità formanti colonia / ceppo / giorno per 21 giorni, mentre i batteri microincapsulati sono stati dati a 1 x 10 (9) unità formanti colonia / ceppo / giorno per 21 giorni. Alla fine del primo periodo di trattamento con probiotici, è stata inclusa all’interno del protocollo di studio una fase di wash-out della durata di tre settimane. Alla fine del periodo di wash-out, i gruppi sono stati invertiti: il gruppo A riceveva cioè i batteri microincapsulati e il gruppo B quelli non rivestiti. Le quantità di ciascun ceppo somministrato erano le stesse del trattamento precedente. La valutazione quantitativa della colonizzazione intestinale dei ceppi microincapsulati o non microincapsulati è stata fatta mediante esame dei campioni fecali all’inizio della sperimentazione clinica, dopo 10 e 21 giorni di ciascun periodo di trattamento. In particolare, sono stati contati i lattobacilli fecali eterofermentanti e i bifidobatteri.
RISULTATI:
Un aumento statisticamente significativo degli importi fecali di lattobacilli e bifidobatteri è stato registrato in entrambi i gruppi alla fine di ogni trattamento rispetto ai d0 o d42 (P <0,0001 e P <0,0001 a d21, P <0,0001 e P <0,0001 a D63 rispettivamente per lattobacilli e bifidobatteri), confermando la capacità dei 2 ceppi di colonizzare l’intestino umano, sia in forma gastroprotetta che non gastroprotetta. I partecipanti trattati con i batteri microincapsulati hanno riportato una cinetica di colonizzazione intestinale molto simile ai partecipanti che hanno ricevuto ceppi non rivestiti.
CONCLUSIONI:
I probiotici sono in grado di esercitare molteplici effetti benefici sull’ospite umano. Questi effetti sono mediati dal numero di cellule vitali che raggiungono l’intestino. La tecnica di microincapsulazione utilizzata in questo studio è una strategia valida per migliorare significativamente la gastroresistenza dei ceppi, migliorando così la loro attività probiotica e permettendo l’utilizzo di una quantità 5 volte inferiore.
Screening of different probiotic strains for their in vitro ability to metabolise oxalates: any prospective use in humans?
Mogna L 1, Pane M, Nicola S, Raiteri E.
ABSTRACT:
BACKGROUND:
Oxalate is the salt-forming ion of oxalic acid and can generate oxalate salts combining with various cations, such as sodium, potassium, magnesium, and calcium. Approximately 75% of all kidney stones are composed primarily of calcium oxalate (CaOx) and hyperoxaluria, a condition involving high urinary oxalate concentration, is considered a primary risk factor for kidney stone formation, known as nephrolithiasis. Current therapeutic strategies often fail in their compliance or effectiveness, and CaOx stone recurrence is still common. After an initial stone, there is a 50% chance of forming a second stone within 7 years if the condition is left untreated. The potential therapeutic application of some probiotics, mainly lactobacilli and bifidobacteria, in reducing hyperoxaluria in vivo through intestinal oxalate degrading activity is compelling and initial reports are promising. This study was undertaken to screen different Lactobacillus and Bifidobacterium strains for their capacity to degrade oxalate in vitro using reverse-phase high-performance liquid chromatography (HPLC).
METHODS:
The oxalate-degrading activity of 13 lactobacilli and 5 bifidobacteria was tested using a novel HPLC method after growth in a broth culture added with 10 mM ammonium oxalate. Experiments were repeated 3 times. Oxalobacter formigenes (DSM 4420) was used as positive reference to validate HPLC oxalate-degrading capability assays.
RESULTS:
Lactobacillus strains were more efficient than bifidobacteria in degrading oxalates. L. paracasei LPC09 (DSM 24243) gave the best result, as 68.5% of ammonium oxalate was converted at the end of incubation, whereas the following best converters belong to the L. gasseri and L. acidophilus species. The relatively low conversion rate observed for most bifidobacteria can probably be attributed to intrinsic oxalate toxicity toward this genus.
CONCLUSION:
Humans lack the enzymes needed to directly metabolise oxalate, and this potentially toxic compound is, therefore, managed using alternative pathways. As oxalate-degrading bacteria are present in the endogenous microbiota of the human intestine, although with significant individual differences, it is possible to hypothesise that the administration of selected oxalate-degrading probiotics could be an alternative and innovative approach to reducing the intestinal absorption of oxalate and the resulting urinary excretion.
Probiotics as a Novel Adjuvant Approach to Atopic Dermatitis
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